Hyeronimus Bosch – Trittico del Giardino delle Delizie (particolare) – Museo del Prado (Madrid)

I casi clinici di Freud sono avvincenti e gli fanno vincere il premio Goethe per la letteratura, ma a loro validità scientifica è opinabile, poiché a differenza della ricerca sperimentale sono basati sul resoconto introspettivo. Ciò nonostante egli si batte perché la psicoanalisi venga accettata in ambito accademico e annoverata tra le scienze della natura piuttosto che tra le scienze umane, sia per darle prestigio nel clima culturale del positivismo, che per evitarle la mescolanza con le produzioni del trionfante irrazionalismo. Non così Jung, che già prima di conoscere il futuro maestro ha già un suo metodo e un suo pensiero teorico, che pure vengono arricchiti dal loro incontro. Essi gli derivano dagli studi sulla dissociazione, dagli esperimenti sull’associazione verbale, dalle esperienze delle sedute spiritiche con la cugina medium, dalle conoscenze filosofiche, letterarie ed esoteriche in quella che Shamdasani definisce una cultura enciclopedica, e che costruiscono un pensatore romantico, idealista, dissonante e fortemente originale. L’atteggiamento scientista dominante non è per Jung esaustivo della realtà, poiché una spiegazione accettabile di essa deve tener conto di un altro ambito di fenomeni che non sono indagabili dal metodo sperimentale. La sua ricerca è in sintonia con la Weltanschauung dell’epoca, che negli anni dalla fine dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento esprime una diffusa sperimentazione nell’ambito della letteratura, della psicologia e delle arti visive, con l’abbandono da parte degli artisti delle convenzioni espressive consolidate e con l’accesso a forme sempre più avanzate di esplorazione dell’esperienza interiore.

Quando con Trasformazioni e simboli della libido Jung si distacca da Freud poiché rifiuta l’idea che ogni simbolismo sia da ricondurre a un rimosso significato latente di natura sessuale, ciò non accade per un “tradimento” della teoria della libido, ma per un ritorno alla sua impostazione originaria, più ampia dello scientismo positivista, tendente, come dice lui stesso, a un pensiero ellittico, che riprende sempre le cose da un’angolatura diversa. La teoria della molteplicità psichica è uno dei suoi punti fermi, che si ritrova in forme diverse in tutta la sua opera. Essa non appartiene solo a Jung, ma percorre la psicologia del profondo e la psichiatria sia in senso trasversale che longitudinale. In senso trasversale perché molte tra le scuole psicologiche ammettono una pluralità di centri d’organizzazione e di significato aventi o meno accesso alla coscienza, e collocati in vario modo nelle strutture dell’apparato psichico. In senso longitudinale perché la possiamo ritrovare con diversi gradi di intensità e con ciclicità ricorrente nella storia della psichiatria, segnalata dall’interesse per la patologia traumatica, i processi dissociativi e le personalità multiple. Lo stesso Freud, prima di giungere alla teoria della rimozione delle fantasie inconsce nella patogenesi dell’isteria, adotta il modello del trauma reale, basato sulla dissociazione di insiemi di significato aggregati all’episodio traumatico rimosso. Recentemente il tema della dissociabilità psichica ha dato l’impulso alla prospettiva relazionale, un fenomeno trasversale tra varie scuole.

Jung e la corrente dello junghismo critico evidenziano come la molteplicità delle prospettive e dei “discorsi sulla psiche”, riconducibili alla personalità dei ricercatori e alla soggettività dei “discorsi della psiche”, si traduca nella diversificazione e nell’originalità delle scuole. Da qui l’infinita dialettica delle interpretazioni della fenomenologia psichica, ognuna valida, plausibile e financo necessaria perché rappresenta un punto di vista unico e irripetibile, quello dell’interpretante che la propone. La pluralità delle prospettive all’interno di una scuola si allarga al confronto pluralistico tra le scuole, e alla necessità di costituire un’area neutra e di confine, all’interno della quale i diversi indirizzi, tendenze, sistemi teorici confrontarsi. Ma la pluralità delle prospettive apre a un oltre che riguarda il dialogo con altre discipline. Nella sua ricerca incessante sull’intersezione tra mente e natura, su spirito e materia, Jung tocca l’indagine sui fondamenti ultimi della realtà che è appannaggio della meccanica quantistica. Paradossalmente il soggettivismo della psicologia si allea qui con una delle scienze più hard, la fisica, nel mettere in discussione le certezze del metodo scientifico galileiano-newtoniano. Infatti la meccanica quantistica evidenzia come l’atto stesso della misurazione alteri l’oggetto osservato, e non si possa prescindere da una partecipazione della soggettività alla costruzione della realtà. Quindi, l’eredità di Jung non è solo quella della ricerca sulle verità sempre sfuggenti del simbolo e dell’inevitabile conflitto tra le interpretazioni suscitato dalla descrizione della psiche, ma anche quella della spregiudicatezza dell’indagine nelle terre di confine, sapendo che nuova conoscenza produce sempre nuova ignoranza, e che i dogmi di oggi potrebbero essere domani niente più che teorie desuete.

Nel rifarsi agli studi sull’alchimia, Jung è estremamente attento alla trama di connessioni nascoste tra le cose e all’unità dell’uomo con la natura e con l’universo. Per lui il cosmo è un’entità vivente, all’interno del quale vigono un insieme di interrelazioni e corrispondenze, che è l’antitesi dell’universo meccanicista costituito da corpi soggetti a un movimento incessante regolato dalla causalità. Il suo intendimento è che la sua opera sia un antidoto contro la crescente unilateralità, selettività e parzialità della coscienza, la tracotanza e la protervia del razionalismo e l’integralismo dello scientismo tecnologico, con i loro possibili esiti catastrofici. Questa bandiera, acuita dalla sensibilità ecologica verso il progressivo degrado del pianeta e dall’allarme per la globalizzazione regressiva, è ripresa da altri maître à penser contemporanei (Bohm, Bateson, Prigogine, Baumann, ecc.), che non a caso adottano una prospettiva basata sull’olismo, sulle interrelazioni e sulla trama che connette gli eventi e le cose.

Pertanto vorremmo proporre uno confronto interdisciplinare tra le scuole e di sfida e sensibilità verso gli aspetti di confine della ricerca psicologica, dove la diversità di prospettive sia un valore e dove il principio di interattività col lettore non sia solo un enunciato, ma offra uno spazio aperto a chi si senta in sintonia con questo modo di intendere e ci voglia dare un contributo libero (per il quale rimandiamo alle norme redazionali).