Le norme redazionali servono a semplificare il lavoro dei curatori del sito e a stabilire un minimo di uniformità di partenza degli articoli pubblicati. Ci si adegua per esse agli standard delle principali riviste internazionali.

I manoscritti vanno inviati all’indirizzo animaeanimeweb@gmail.com . Il blog pubblica articoli originali, mai pubblicati altrove; se un articolo è uscito precedentemente su un’altra rivista o è in corso di pubblicazione questo va dichiarato e se ne devono indicare gli estremi. E’ responsabilità dell’autore non mandare lo stesso articolo in contemporanea a più riviste o blog, perché ciò sarebbe inevitabilmente confusivo.
L’articolo viene valutato ai fini della pubblicazione dal Comitato di Redazione.
All’inizio dell’articolo, dopo il titolo e il nome dell’autore (o i nomi degli autori) va il riassunto in italiano (Riassunto), mentre il riassunto in inglese in inglese (Abstract) si colloca alla fine dell’articolo, prima della bibliografia; i riassunti devono essere lunghi un massimo di 960 battute l’uno, limite questo raccomandato da varie banche dati internazionali. Il riassunto comprende i punti salienti dell’articolo, e deve essere espresso col soggetto in terza persona (“L’autore sostiene che…”, oppure “L’archetipo è…”; non si scriva “Io ritengo che…”). All’inizio dell’Abstract in inglese deve comparire il titolo dell’articolo tradotto in inglese in grassetto. Dopo il Riassunto e l’Abstract si devono scrivere, tra parentesi quadre, cinque “Parole chiave” e cinque “Key words”, rispettivamente, che indichino con chiarezza gli argomenti trattati.

Si usano 4 tipi di carattere: normale, TUTTO MAIUSCOLO, corsivo, grassetto (detto anche neretto). Il tutto maiuscolo trova scarso impiego. Il titolo dell’articolo va in grassetto e con una dimensione carattere lievemente superiore; il nome dell’autore va in corsivo; i titoli di eventuali parti in cui si suddivide l’articolo vanno in grassetto ed allineati a sinistra; i titoli di eventuali ulteriori sottoparagrafi del testo vanno in corsivo e sempre allineati a sinistra. Il corsivo va usato per le parole in lingua straniera, ma può servire anche per dare particolare enfasi a parole o frasi brevi. Per mettere in risalto a parole o frasi, o per citazioni non letterali, si usano le virgolette inglesi o chiuse (“virgolette inglesi”). Le citazioni esatte vanno tra virgolette caporali («virgolette caporali» [le virgolette caporali aperte si ottengono digitando ALT + 174, quelle chiuse si ottengono digitando ALT + 175]). Se le citazioni esatte o letterali sono lunghe si deve andare a capo e saltare una riga sia all’inizio che alla fine della citazione. Le citazioni non letterali vanno tra virgolette inglesi. Se all’interno di una citazione si vuole saltarne una parte, si indica questo con tre puntini tra parentesi, così (…). Le citazioni esatte devono terminare con i riferimenti delle pagine tra parentesi (ad esempio: pp. 73-74).

Vi sono tre tipi di trattini: quelli brevi ( – ), quelli medi ( – ), e quelli lunghi ( — ). I trattini brevi vanno riservati alle parole composte (“metodo scientifico-sperimentale”), per i numeri (“negli anni 1980-90”, “pp. 68-69”, “pp. XVI-XVII”); i trattini brevi non devono mai essere preceduti o seguiti da spazi. I trattini medi (che si ottengono digitando ALT + 0150) vanno usati per le frasi incidentali, ovvero per aprire una sorta di parentesi nel testo, e in questo caso deve sempre esservi uno spazio prima e uno dopo il trattino (ad esempio: «Vede professore – disse il paziente – oggi mentre venivo da lei…»); i trattini medi possono essere usati per indicare il segno meno. I trattini lunghi invece è preferibile non usarli mai.

Consenso informato
L’esposizione di eventuale materiale clinico deve essere sempre fatta in modo che ol paziente non sia identificabile (cambiando nome, iniziali, città, nome di ospedali, professione, impiego, caratteristiche della famiglia, etc.). Se sussiste il dubbio che non sia stata raggiunta la completa anonimità del paziente di cui si parla nell’articolo, occorre ottenere il consenso informato, e nell’articolo pubblicato si deve menzionare che è stato ottenuto il consenso informato. Inoltre bisogna anche che il paziente si impegni a non rivelare a nessuno che l’articolo si riferisce a lui (altrimenti si infrange il segreto professionale, e la responsabilità ricade comunque sull’autore dell’articolo), e l’autore dell’articolo è tenuto a richiedere al paziente un impegno in tal senso.

Diritti umani e degli animali
Se vengono riportati esperimenti umani, gli autori devono indicare che le procedure seguite sono in accordo con le normative vigenti e con la Dichiarazione di Helsinky del 1975, revisionata nel 2000. Se vengono riportati esperimenti su animali, gli autori devono indicare che le procedure seguite sono state in accordo con le normative vigenti sia in Italia sia nel paese dove sono stati condotti gli esperimenti, se diverso dall’Italia.

Riferimenti bibliografici
Riferimenti bibliografici nel testo
All’interno del testo i riferimenti bibliografici si indicano col cognome dell’autore seguito da uno spazio e dall’anno della prima pubblicazione in lingua originale tra parentesi tonde – ad esempio “Jung (1921) disse che…” – oppure col cognome dell’autore tra parentesi seguito da una virgola, spazio e anno – ad esempio “(Jung, 1921)”. Si possono evitare le parentesi se l’anno e il nome dell’autore compaiono nel testo (ad esempio: “Jung nel 1921 disse che…”). La pagina va indicata in parentesi nel testo preceduta da “p.” dopo l’anno seguito da una virgola, e non nella bibliografia alla fine dell’articolo (ciò permette di fare nel testo diversi riferimenti alla stessa voce bibliografica senza doverla ripetere più volte nella bibliografia), ad esempio “Jung, 1921, p. 220”. Se la pagina si riferisce all’edizione originale e non alla traduzione italiana eventualmente indicata nella bibliografia alla fine dell’articolo, allora si deve aggiungere “ediz. orig.” (ad esempio: “Von Franz, 1994, p. 50 ediz. orig.”); se nella bibliografia alla fine dell’articolo sono indicate più traduzioni, allora si deve specificare l’anno della traduzione a cui si fa riferimento (ad esempio: “Jung, 1912, Jung, 1919, traduz. it. del 1971”). Se vi sono diverse pubblicazioni dello stesso autore nello stesso anno, si fa seguire l’anno da lettere minuscole dell’alfabeto in progressione (ad esempio: “Jung, 1921a, 1921b”). Se gli autori sono due, devono essere scritti entrambi e collegati dalla “e”, che può essere usata anche per collegare gli ultimi due autori se sono tre. Se gli autori sono più di tre, si scrive il cognome del primo autore seguito da et al. (in corsivo perché abbreviazione delle parole latine et alii).

Riferimenti bibliografici nella bibliografia alla fine dell’articolo
I riferimenti nella bibliografia alla fine dell’articolo devono essere solo quelli citati nel testo. Le voci vanno elencate senza numerazione, in ordine alfabetico secondo il cognome del primo autore e, nel caso di cognomi uguali, secondo l’iniziale del nome di battesimo; se vi sono cognomi e iniziali di nomi di battesimo uguali, i nomi di battesimo vanno scritti per esteso (non si deve scordare la middle initial, e questa regola va tenuta presente anche nel testo, soprattutto se vi sono autori che hanno uguale anche l’iniziale del nome di battesimo, ad esempio Daniel N. Stern e Donnel B. Stern). L’anno va tra parentesi subito dopo il cognome e l’iniziale del nome dell’autore, seguiti da un punto, così: “Kalsched D. (2013).”. Se il nome proprio dell’autore è di due nomi (cioè se vi è anche una middle initial), così come è consuetudine nei paesi anglosassoni, ma a volte anche in Italia, si devono scrivere le due iniziali non separate da uno spazio (ad esempio: Jung C.G.). Le virgole devono separare un autore dall’altro, non il cognome di un autore dall’iniziale del proprio nome di battesimo. I titoli delle riviste e dei libri vanno sempre in corsivo (si ricordi che i titoli delle riviste e dei libri in inglese, ma non i titoli degli articoli, hanno le iniziali delle parole, esclusi gli articoli e le congiunzioni, in caratteri maiuscoli). I titoli degli articoli e dei capitoli di libri vanno invece sempre in caratteri normali, senza virgolette (queste sono riservate per titoli di conferenze, relazioni presentate a convegni, titoli di tesi di laurea, materiale non pubblicato, etc.). I titoli devono terminare con un punto. Per i libri, la città sede della casa editrice, seguita da due punti, va sempre prima del nome della casa editrice (ciò permette di distinguere la città dalla casa editrice nel caso di nomi poco noti); se l’anno di pubblicazione è diverso da quello originale, va messo dopo il nome della casa editrice preceduto da una virgola, altrimenti è sufficiente l’anno tra parentesi all’inizio della voce bibliografica dopo il nome dell’autore. Se, per motivi di ricerca storica (ad esempio nel caso delle opere di Jung), si vuole evidenziare che un lavoro è stato pubblicato uno o più anni dopo la sua stesura, si deve scrivere prima l’anno di stesura e poi l’anno di pubblicazione tra parentesi quadre, ad esempio: “Jung C.G. (1943 [1944])”. Per gli articoli di riviste, dopo il titolo della rivista, una virgola e uno spazio, si scrive prima il numero del volume (che in genere identifica l’anno, per cui potrebbe essere omesso, ma non va tralasciato sia anche perché in certi casi non identifica l’anno, sia perché è una regola internazionale metterlo sempre), poi virgola, spazio, numero del fascicolo seguito da due punti, spazio, numeri della prima e dell’ultima pagina divisi da un trattino, punto. In quei casi di riviste in cui la numerazione delle pagine non è per volume (cioè per anno) ma per fascicolo è importante non omettere il numero del fascicolo altrimenti è impossibile capire di che fascicolo si tratta. Le pagine dei capitoli di libri se specificate, sono precedute da “pp.”. Si può fare una eccezione, a questo riguardo, per le opere di Jung, di Freud o di altri autori che, seppur pubblicate come libri, nella stesura della bibliografia si possono considerare come “riviste”, a cui va aggiunta però la casa editrice alla fine, ad esempio: “Jung C.G. (1928). Energetica psichica. Opere, 8: 9-77. Torino: Boringhieri, 1976.”. I titoli delle riviste più conosciute possono essere specificati con le abbreviazioni internazionali, ma non è obbligatorio. Se si tratta di lavori stranieri tradotti, mettere per quanto possibile la traduzione italiana tra parentesi preceduta da “trad. it.:” (l’anno dopo il nome dell’autore, all’inizio della voce bibliografica, deve essere comunque quello della prima edizione in lingua originale). Nel caso sia citato il capitolo di un volume anch’esso citato in bibliografia o nel caso siano citati più capitoli dello stesso volume, è preferibile far riferimento a quel volume, che a questo punto deve essere citato a parte, senza riscriverlo interamente ogni volta.
Infine, nella bibliografia andrebbe indicato, alla fine di ogni voce bibliografica, il DOI (Digital Object Identifier), che è un codice che identifica in modo univoco la voce bibliografica. Il DOI può essere facilmente reperito su Internet, ad esempio facendo un copia e incolla della voce bibliografica su Google: compare quasi sempre l’articolo presso una banca dati, che riporta anche il DOI, che così può essere riportato nella bibliografia con un copia e incolla. Un altro modo per reperire il DOI è attraverso mEDRA (per una ricerca estesa: http://www.medra.org/en/search.htm) oppure CrossRef (http://www.crossref.org/guestquery/), che è preferibile perché più accurato.